Quando parliamo di osteoporosi, menopausa, collagene o di quei fastidi alla colonna che sembrano non voler passare, ci immaginiamo sempre una lista di “cose da prendere”: vitamina D, integratori, la crema giusta, esercizi generici.
La verità è che il nostro corpo non ragiona per sostanze isolate, ma per informazioni:
- meccaniche
- nervose
- endocrine
E se queste informazioni non arrivano, o arrivano distorte, anche l’osso – sì, proprio lui – smette di fare il suo lavoro.
In questo articolo voglio offrirti una visione più chiara, più moderna e anche più affascinante.
Perché il nostro corpo è un sistema intelligente. E complesso.
1. Il metabolismo osseo: un dialogo continuo, non una struttura fissa
Il tessuto osseo non è duro e immobile. È un tessuto vivo, metabolicamente attivo, in costante rimodellamento.
Ogni giorno alterna due processi fondamentali:
- Bone resorption / off-bound (riassorbimento osseo) → mediato dagli osteoclasti
- Bone formation / up-bound (formazione ossea) → mediata dagli osteoblasti
Questo dialogo continuo dipende da tre fattori principali:
- Carico meccanico
(peso corporeo, gravità, movimento intelligente) - Sistema nervoso
(qualità e coerenza del segnale) - Sistema endocrino
(ormoni e loro regolazione nel tempo)
Quando non carichiamo l’osso, quando passiamo molte ore seduti, o evitiamo il carico per dolore o timore, l’osso smette di ricevere informazione. E senza informazione…si indebolisce.
2. Osteoporosi: non è solo vitamina D, è una deregulation del sistema
L’osteoporosi non arriva all’improvviso. È l’esito di un processo in cui il riassorbimento supera la formazione.
Una lettura moderna dell’osteoporosi considera:
- la microarchitettura interna dell’osso
- l’equilibrio tra stimoli meccanici e nervosi
- il contesto ormonale e metabolico
Integrare solo vitamina D o utilizzare farmaci anti-riassorbitivi non è sufficiente se, non viene ripristinato il segnale corretto al tessuto osseo.
Molte persone mostrano valori ematici “perfetti”, ma un osso che non riceve carico, che non riceve stimolo meccanico coerente, continuerà a perdere qualità strutturale.
3. Menopausa, ormoni e rimodellamento osseo
Durante la menopausa il corpo attraversa un vero reset informativo:
- gli ormoni oscillano
- il segnale endocrino perde stabilità
- il rimodellamento osseo cambia ritmo
La terapia ormonale può essere utile, se ben calibrata, rispettando:
- tempi
- transizioni
- finestre di adattamento
Il corpo non ama il surplus costante. Il corpo vuole coerenza, non rumore.
E soprattutto, senza carico meccanico e movimento mirato, nessun ormone fa miracoli.
4. Vitamina K e osteocalcina: un dettaglio che cambia tutto
L’osteocalcina è una proteina chiave per la mineralizzazione ossea.
Ma funziona solo se viene carbossilata. E questo processo dipende direttamente dalla vitamina K.
Senza sufficiente vitamina K:
- osteocalcina non attiva
- mineralizzazione inefficiente
- osso strutturalmente più fragile
È un dettaglio biochimico spesso trascurato, ma cruciale, soprattutto:
- in menopausa
- nelle fasi di rimodellamento accelerato
5. Stress cronico, intestino e osso: il triangolo invisibile
Stress cronico significa:
- cortisolo elevato
- iperattivazione simpatica
- riduzione del tono parasimpatico
Questo altera:
- la regolazione ormonale
- la qualità del tessuto connettivo
- la permeabilità intestinale (il cosiddetto “leaky gut”)
Il risultato è una perdita di stabilità informativa del sistema.
Conseguenze:
- peggior regolazione del rimodellamento osseo
- peggior qualità dei tessuti connettivi
- aumento di dolori, rigidità, infiammazione di basso grado
Vuoi migliorare il tuo osso?
Inizia riducendo il carico di stress.
6. Collagene, fascia e tessuti connettivi: una rete unica
Tendini, legamenti, capsule articolari, periostio:
sono strutture ricchissime di collagene.
Il collagene non si “prende” e basta.
Va:
- stimolato
- caricato
- idratato
- riorganizzato
Attraverso:
- movimento intelligente
- carico graduale
- tecniche di release
- massaggio
- respirazione
- lavoro specifico sul periostio
Il tessuto connettivo è la nostra rete di comunicazione interna.
Più è elastico, idratato e stimolato, meglio trasmette informazione.
7. Focus: il legamento longitudinale anteriore
Il legamento longitudinale anteriore della colonna è una struttura spesso ignorata, ma neurologicamente preziosa.
Un lavoro manuale e miofasciale mirato su questa zona può:
- modulare il tono neuromuscolare
- migliorare l’input propriocettivo segmentario
- ridurre schemi di protezione
- favorire una postura più funzionale
È una chiave potente nei trattamenti neuro-miofasciali, soprattutto nei quadri di rigidità cronica.
Conclusione: il corpo vuole informazione, non scorciatoie
Metabolismo osseo, ormoni, stress, collagene, intestino, fascia tutto dialoga. Il corpo non è una somma di parti, ma un sistema complesso che comunica attraverso segnali.
Dai al tuo corpo le informazioni giuste:
- carico meccanico
- movimento intelligente
- gestione dello stress
- nutrizione funzionale
- supporto ormonale calibrato
- tecniche di release
Il cambiamento è possibile. E spesso inizia da una piccola decisione quotidiana.
Stay connected – NeuroMiofascial approach
Ester Albini

