Perché il fitness continua a ignorare la fascia? È una domanda scomoda, ma sempre più necessaria. Il fitness moderno nasce e si sviluppa all’interno di una visione fortemente muscolo-centrica, focalizzata su carichi, ipertrofia e performance visibile. In questo paradigma la fascia è rimasta a lungo sullo sfondo, non perché irrilevante, ma perché meno facilmente misurabile e, per anni, poco considerata sia dalla ricerca scientifica sia dalla formazione tradizionale, dove veniva descritta soprattutto come un semplice tessuto di rivestimento.
Questo approccio ha favorito modelli di allenamento lineari, basati su movimenti guidati e ripetitivi che garantiscono risultati rapidi in termini di forza, ma spesso limitano variabilità, percezione e adattabilità del sistema corporeo. Non a caso, nel tempo la fascia è stata progressivamente relegata a “strumento di recupero” — foam roller, stretching, tecniche di release — anziché essere riconosciuta come componente attiva della performance.

In realtà, ciò che accade nei tessuti è molto più complesso: carichi ripetitivi e poco variati possono comprimere la matrice collagenica, rallentare lo scambio dei fluidi e ridurre la qualità del dialogo con il sistema nervoso. Nasce così uno dei grandi paradossi del fitness contemporaneo: muscoli più forti, ma corpi più rigidi, con performance elevate spesso accompagnate da dolore, limitazioni e perdita di efficienza nel lungo periodo.

Il sistema fasciale, invece, prospera grazie a variabilità, elasticità e movimento multidirezionale. Quando viene allenato in modo adeguato, la qualità stessa della forza cambia: diventa più integrata, distribuita e coordinata, meno forzata e più intelligente. Oggi, ignorare il ruolo della fascia non è più possibile, perché ogni ripetizione lascia un’impronta non solo nei muscoli, ma nell’intero sistema connettivale che sostiene il movimento umano.
Ogni ripetizione, ogni carico e ogni schema di movimento lasciano un’impronta nella rete connettivale del corpo. L’allenamento non agisce solo sui muscoli, ma modella il modo in cui i tessuti comunicano, si adattano e si organizzano nel tempo.
Quando l’allenamento si concentra esclusivamente su muscoli isolati e forze lineari, la fascia tende ad adattarsi irrigidendosi, disidratandosi e perdendo progressivamente la propria intelligenza elastica. Ciò che inizialmente nasce come una semplice preferenza di allenamento diventa, nel tempo, un vero e proprio pattern strutturale che il corpo impara a mantenere.
Il carico ripetitivo e guidato dalle macchine comprime le fibre collagene e riduce la capacità di deformazione multidirezionale dei tessuti. Lo scambio dei fluidi rallenta, la segnalazione dei meccanocettori si attenua e la trasmissione delle forze diventa meno efficiente e frammentata.
I muscoli possono certamente aumentare la loro forza, ma la rete connettivale che li coordina e li integra diventa meno resiliente, meno adattabile e più vulnerabile agli infortuni. Il corpo impara a produrre forza, ma perde la capacità di distribuirla in modo armonico.
Nel tempo emerge così un paradosso ormai familiare: corpi forti che si percepiscono rigidi, sollevamenti potenti associati a una mobilità limitata, alte prestazioni seguite da tensioni persistenti o dolore cronico.
La fascia, al contrario, prospera nella variabilità, nell’elasticità e nel carico ritmico. In assenza di questi stimoli perde scorrimento, chiarezza sensoriale e la capacità di distribuire e ammortizzare lo stress a livello sistemico.
Un allenamento che ripristina la salute fasciale reintroduce movimento multidirezionale, ritorno elastico e carichi ricchi di informazioni sensoriali. Il collagene si riorganizza, l’idratazione dei tessuti migliora e il sistema nervoso recupera un feedback accurato dalle strutture periferiche. La forza diventa così integrata anziché isolata, coordinata anziché forzata.
Alla Fascial Training School esploriamo perché la fascia non può più essere considerata un elemento secondario nel fitness e nell’allenamento. Una performance priva di intelligenza connettivale è fragile. La vera forza emerge quando muscoli, fascia e sistema nervoso imparano a funzionare come un unico sistema coerente.
Quanto segue è parte di quanto ho scritto nel mio libro “ALLENAMENTO MIOFASCIALE” pubblicato nel 2016…ancora estremamente puntuale e vero! (Il libro è disponibile al link ->> https://fascialtrainingschool.com/courses/merchandising/allenamento-miofasciale/)
3.3. IL METODO FREE E L’ALLENAMENTO
Il ruolo della fascia influisce sulla vita quotidiana, sul fitness e sulle attività sportive? La risposta è: assolutamente sì.
Basiamoci sui dati scientifici visti nel capitolo uno: più conosciamo la fascia, più ci appare evidente la sua profonda connessione con il movimento. Molti infortuni “muscolari” sono in realtà di origine connettivo-tissutale (fasciali); molti infortuni muscolari si manifestano là dove le fibre collagene che costituiscono la fascia sono in deplezione. Risulta chiaro che il sistema muscolare è parte del continuum fasciale e, quando è affetto da patologie o disturbi sistemici, la sua funzione subisce una modifica non fisiologica che lo porta in stato di sofferenza. Ad esempio, la riduzione dello scorrimento causata da una cicatrice genera una tensione anomala, che può colpire il continuum fasciale sviluppando un ambiente infiammatorio, acuto o cronico. È fondamentale, quindi, comprendere come allenarci al meglio per prevenire e riparare i danni e costruire elasticità.
Nella fascia si trovano da sei a dieci volte più terminali nervosi sensoriali rispetto ai muscoli; coscientemente o incoscientemente, laddove è previsto movimento, lavorerete con la fascia per la vostra intera vita. Inoltre, recenti studi stanno rinforzando l’importanza della fascia e del tessuto connettivo nell’allenamento funzionale [17]. La comprensione di ciò può e deve rivoluzionare la nostra idea di fitness.
L’allenamento miofasciale non sostituisce tutti gli altri allenamenti, ma li arricchisce. Era (o è ancora) l’anello mancante tra il pilates e l’allenamento funzionale, come spiego spesso. Grazie all’integrazione delle componenti che in grande parte mancavano, la catena è stata completata, almeno per il momento.
Il FReE è dunque un allenamento integrante e deve far parte di un programma di forza, cardiovascolare e coordinativo che vi permetterà di completare il vostro programma di allenamento a 360°.
Questo vale sia per gli atleti, professionisti o amatoriali, che intendono massimizzare le prestazioni, prevenire gli infortuni e migliorare il recupero post-infortunio, sia per chi vuole stare bene nel proprio corpo, alzarsi al mattino e sentirsi al meglio, affrontare le routine quotidiana senza problemi, o semplicemente sentirsi giovane. Bastano una o due sessioni di allenamento miofasciale alla settimana, eseguite intensamente e correttamente, per far sì che nelle seguenti settantadue ore la fascia riproduca tessuto di collagene nuovo, fresco ed elastico. In alternativa alle due sessioni, si possono inserire singoli esercizi durante l’arco della giornata.
Scopri ai link i prossimi percorsi formativi FReE di Fascial Training School:
Stay free,
Ester Albini

