Cicatrice da parto cesareo: una visione NeuroMioFasciale

cicatrice da parto

Quando parlo di NeuroMioFasciale, non parlo solo di fascia. Parlo dell’integrazione tra sistema nervoso, sistema fasciale e sistema muscolare. Questi tre sistemi sono continuamente in comunicazione tra loro. Se uno cambia, anche gli altri si adattano.

Prendiamo come esempio una delle cicatrici più frequenti: la cicatrice del parto cesareo
Molte persone pensano che, una volta guarita, una cicatrice sia semplicemente un segno sulla pelle. In realtà, dal punto di vista neuro-miofasciale, può continuare a influenzare il movimento, la postura e la qualità delle informazioni che il cervello riceve da quella regione del corpo.


La fascia: quando la “muta” cambia
Mi piace immaginare la fascia come una muta che avvolge completamente il nostro corpo. Quando la muta è integra e della giusta misura, ci permette di muoverci in modo libero, fluido ed efficiente.

Quando invece viene interrotta da un intervento chirurgico, il tessuto deve ripararsi. Durante questo processo possono formarsi aderenze, aumentare la rigidità locale e ridursi lo scorrimento tra i diversi strati fasciali.

Queste modifiche non rimangono necessariamente limitate alla cicatrice, ma possono influenzare il modo in cui le tensioni vengono distribuite lungo le catene miofasciali.

Nel caso del parto cesareo, possono essere coinvolte diverse linee miofasciali, tra cui:
– Linea Superficiale Frontale
– Linea Profonda Frontale
– Linea Laterale
– Linea Spirale
Per questo motivo, una limitazione anteriore può contribuire a modificare anche il comportamento della colonna lombare, del bacino e delle anche.

Il muscolo si adatta. Il sistema muscolare si adatta continuamente alle informazioni che riceve. Se una zona perde mobilità o elasticità, altri distretti iniziano a compensare. Nel tempo possono comparire limitazioni della mobilità, riduzione della flessibilità, perdita di forza o strategie motorie meno efficienti.

Il corpo cerca sempre una soluzione. Non sempre, però, è quella più funzionale.

Il sistema nervoso: la comunicazione cambia
L’aspetto forse più interessante riguarda il sistema nervoso. Ogni cicatrice modifica gli stimoli sensoriali provenienti dalla pelle, dalla fascia e dai tessuti profondi.

Immagina di cercare una stazione radio. Se la frequenza non è perfettamente sintonizzata, il segnale arriva disturbato. Lo stesso può accadere con una cicatrice. Il cervello continua a ricevere informazioni da quella zona, ma la qualità di questi segnali può essere diversa rispetto a prima.

Questo non significa che il sistema nervoso sia “interrotto”, ma che il cervello potrebbe ricevere informazioni meno precise e, di conseguenza, modificare il controllo motorio e la strategia di movimento. È proprio qui che entra in gioco il concetto di adattamento.

Perché lavorare solo sul tessuto può non bastare
Liberare le aderenze è importante. Il trattamento manuale che fa un osteopata/Physio , o il lavoro miofasciale e l’auto-release possono migliorare la qualità del tessuto e favorire lo scorrimento tra le strutture, ma questo rappresenta solo una parte del lavoro.

Se vogliamo ottenere un cambiamento duraturo, dobbiamo considerare anche il sistema nervoso e la qualità delle informazioni sensoriali che arrivano al cervello.

Per questo motivo, nel metodo NeuroMioFasciale utilizziamo sempre il principio del Test – Retest.
Valutiamo il movimento, proponiamo uno stimolo e osserviamo immediatamente come il sistema risponde. Non lavoriamo mai “alla cieca”: lasciamo che sia il corpo a guidarci. Anche una piuma può diventare uno stimolo.

Una tecnica che mi è stata insegnata circa diciotto anni fa dal dottor Bernard Brigo, padre della posturologia moderna che ancora oggi la considero uno stimolo molto interessante. L’obiettivo non è “curare” la cicatrice con una piuma. L’obiettivo è offrire al sistema nervoso uno stimolo tattile leggero, variabile e non minaccioso che possa migliorare la qualità degli input sensoriali provenienti da quella zona. A volte sono proprio gli stimoli più semplici a produrre le risposte più interessanti.

I quattro pilastri del metodo NeuroMioFasciale:
– RELEASE
Ridurre le aderenze e migliorare la qualità del tessuto.

– GLIDE
Ripristinare lo scorrimento fisiologico tra fascia, muscoli e tessuti per rendere il movimento più fluido.

– CONNECT
Migliorare la comunicazione tra sistema nervoso, fascia e muscoli attraverso stimoli sensoriali mirati, esercizi specifici e il principio del Test – Retest.

– ADAPT
Il vero obiettivo non è semplicemente muoversi di più. È adattarsi meglio.

Un sistema neuro-miofasciale efficiente riceve informazioni più accurate, le interpreta meglio e sceglie strategie motorie più efficaci. L’adattamento rappresenta la chiave della mobilità, della forza, della coordinazione e della resilienza del movimento.

Una visione a 360°
Lo stesso principio non riguarda soltanto il parto cesareo. Può essere applicato anche alle cicatrici di un parto naturale, agli interventi chirurgici, ai traumi e a tutte quelle situazioni in cui il tessuto e il sistema nervoso hanno dovuto adattarsi a un cambiamento.

Ogni cicatrice racconta una storia, ma non è la cicatrice in sé a determinare come ci muoveremo. È il modo in cui il nostro sistema nervoso, la fascia e il sistema muscolare continuano a comunicare e ad adattarsi nel tempo. Questa è la filosofia del metodo NeuroMioFasciale, Release • Glide • Connect • Adapt.

Perché il movimento non nasce soltanto dai muscoli. Nasce dalla qualità della comunicazione tra cervello, fascia e corpo. E quando questa comunicazione migliora, il corpo può ritrovare strategie di movimento più efficienti, più fluide e più funzionali.

Ester Albini