Piede piatto e iperpronazione: non guardare solo l’arco plantare

Guardare un piede e vedere un arco plantare basso non significa automaticamente trovarsi davanti a un piede “debole” o disfunzionale.

Allo stesso modo, pronare non significa muoversi male.

La pronazione è una strategia fisiologica fondamentale: permette al piede di adattarsi al terreno, assorbire e distribuire le forze e creare una base dinamica per il movimento.

La domanda interessante, quindi, non è: “Il piede prona?” ma: “Quanto prona? Quando prona? E soprattutto: riesce a uscire dalla pronazione quando il movimento lo richiede?”

IL PIEDE NON È UNA STRUTTURA STATICA
Durante il carico, il piede modifica continuamente la propria forma.

Calcagno, astragalo, articolazioni del mesopiede, arco longitudinale, fascia plantare, muscoli intrinseci ed estrinseci collaborano per permettere al piede di deformarsi sotto carico, assorbire energia e successivamente restituirla.

Per questo preferisco osservare il piede non soltanto come una struttura anatomica, ma come un sistema sensoriale e meccanico altamente adattabile.

Un piede funzionale deve saper essere mobile quando serve mobilità e diventare sufficientemente stabile e rigido quando deve trasferire forza.

Il problema può emergere quando questa capacità di adattamento si riduce.

QUALI SEGNALI POSSIAMO OSSERVARE?
Prima ancora di eseguire test specifici, l’osservazione può darci informazioni interessanti.Possiamo notare:

  • un arco mediale molto basso o che cambia considerevolmente sotto carico;
  • una maggiore deviazione del calcagno;
  • un appoggio prevalentemente mediale;
  • un avampiede o un piede orientato verso l’esterno;
  • alterazioni nella posizione dell’alluce e delle altre dita;
  • callosità o distribuzioni particolari della pressione;
  • differenze evidenti tra piede destro e sinistro.

Sono indizi, non diagnosi.
Un alluce valgo, una callosità o un piede extraruotato, presi singolarmente, non dimostrano infatti la presenza di iperpronazione. Possono essere influenzati da anatomia, calzature, carichi, abitudini motorie e numerosi altri fattori.

Ed è proprio qui che dobbiamo andare oltre la fotografia statica.

GUARDA IL PIEDE MENTRE SI MUOVE
Fai uno squat. Cammina. Esegui uno step-down. Vai in monopodalica. Solleva il tallone. Osserva cosa succede quando aumentano velocità e carico.
Il piede riesce ad adattarsi?
L’arco cambia?
Il calcagno si muove?
L’alluce partecipa alla propulsione?
Le dita rimangono attive senza aggrapparsi continuamente al terreno?
E soprattutto: cosa succede sopra il piede? Perché il piede non lavora mai da solo.

DAL PIEDE ALL’ANCA: UNA RELAZIONE, NON UNA SEMPLICE CATENA CAUSA-EFFETTO
Il comportamento del piede può interagire con tibia, ginocchio, femore, anca e bacino.

Durante la pronazione possono verificarsi movimenti associati della tibia e dell’intero arto inferiore. Questo non significa che ogni ginocchio che si sposta medialmente sia “causato” dal piede. Il movimento umano è più complesso.

Possiamo avere una strategia che nasce dal piede, dall’anca, dal controllo neuromotorio oppure dall’interazione di più sistemi.

Per questo non correggo mai un piede senza prima osservare il corpo che si muove sopra quel piede.

IL PIEDE È ANCHE UN ORGANO SENSORIALE
C’è poi un elemento che spesso viene dimenticato. Prima ancora di produrre movimento, il piede deve percepire.

La superficie plantare è riccamente innervata da afferenze meccanocettive cutanee sensibili alle variazioni di pressione, contatto, vibrazione, deformazione e stiramento della cute. Attraverso queste informazioni il sistema nervoso riceve continuamente dati sul rapporto tra piede e terreno.
Dove sto caricando?
Come si sta modificando il contatto?
Dove si sposta la pressione?
Cosa sta succedendo sotto il mio corpo?

Queste informazioni vengono integrate con quelle provenienti da muscoli, articolazioni, sistema vestibolare e vista e contribuiscono all’organizzazione dell’equilibrio e del movimento.

Per questo, nel lavoro neuro-miofasciale, non ci interessa soltanto “rinforzare l’arco”.

Possiamo lavorare sulla percezione plantare, sulla mobilità, sulla capacità di carico, sulla coordinazione delle dita, sull’alluce, sulla caviglia e sull’integrazione del piede con il resto del corpo.

IL WINDLASS MECHANISM: DALL’ADATTABILITÀ ALLA PROPULSIONE
Anche la fascia plantare partecipa alla gestione delle forze. Durante la fase propulsiva del passo, l’estensione dell’alluce aumenta la tensione della fascia plantare attraverso il cosiddetto Windlass Mechanism, o meccanismo dell’argano.

La fascia plantare viene tensionata attorno alla testa del primo metatarso, contribuendo alla stabilizzazione dell’arco longitudinale e alla trasformazione del piede verso una struttura più efficace per trasferire forza durante la propulsione.

Questo ci ricorda ancora una volta che il piede non dovrebbe essere semplicemente “rigido”.
Deve saper cambiare.
Deformarsi.
Assorbire.
Percepire.
Adattarsi.
Stabilizzarsi quando necessario.
E restituire energia.

NON CERCARE IL PIEDE PERFETTO. CERCA UN PIEDE ADATTABILE
Un arco basso può essere perfettamente funzionale. Un arco apparentemente “perfetto” può invece appartenere a un piede rigido o poco capace di adattarsi alle richieste del movimento.

Per questo la valutazione non dovrebbe fermarsi alla forma.

Non chiederti soltanto come appare il piede.
Chiediti cosa sa fare.

Sa adattarsi al terreno?
Sa distribuire il carico?
Sa creare stabilità?
Sa trasferire forza?
Sa cambiare strategia quando cambia il compito?

È questa capacità di adattamento che cerchiamo nel Neuro Myofascial Training. Perché il piede non è semplicemente la parte del corpo che appoggiamo a terra.

È il punto in cui il corpo incontra il terreno, riceve informazioni e inizia a organizzare il movimento.

RIFERIMENTI SCIENTIFICI

  • Strzalkowski NDJ, Peters RM, Inglis JT. Cutaneous afferent innervation of the human foot sole: what can we learn from single-unit recordings? Journal of Neurophysiology. 2018.
  • Viseux FJF. The sensory role of the sole of the foot: Review and update on clinical perspectives. Neurophysiologie Clinique. 2020.
  • Kennedy PM, Inglis JT. Distribution and behaviour of glabrous cutaneous receptors in the human foot sole. Journal of Physiology. 2002.
  • Strzalkowski NDJ, Ali RA, Bent LR. The firing characteristics of foot sole cutaneous mechanoreceptor afferents in response to vibration stimuli. Journal of Neurophysiology. 2017.